Archive for Recensioni

Superchunk - Majesty Shredding (2010)

Mercoledì, Settembre 8th, 2010

News fulminea, perché il succo sta tutto nella musica.

Il nuovo disco dei Superchunk è in streaming qua!

Favoloso, sulla scia delle loro ultime uscite e del concerto strappa_pelle_d’oca che hanno tenuto al Primavera Sound di Barcellona. Settembre non viene solo per nuocere.

Ruth Veln Kiss - I was 21 yrs old and now no more CD

Venerdì, Luglio 9th, 2010

(Vom) “Dolore, schizofrenia, odio”, ma soprattutto dedizione, hanno prodotto una delle raccolte sonore più interessanti di quest’anno. Il periodo di riferimento è il 1998/2001 ma solo ora questo progetto trova la giusta attenzione, grazie alla meritoria ristampa ad opera della Sometimes records e Handwriting. Ruth Veln Kiss, un circa ventenne che ha composto, registrato, curato l’artwork, regalato e distribuito demotapes, con un piglio non molto lontano dall’autarchica presa di posizione di Martin Newell con i suoi Cleaners From Venus.
Solitudine ed ingegno vestiti di distorsioni sature e ritmiche da catena di montaggio. Affascinante collage di timbri cupi alla Christian Death che nel corso del disco ondeggiano tra il noise newyorkese di ormai 3 decadi fa e l’isolazionismo minimale di certa elettronica mitteleuropea. Una recensione dell’epoca recita “unica nota la registrazione da canna del gas”, affermazione che mi permetto di fare mia, stravolgendone però il senso, dato che è proprio l’urgenza di fissare questi pensieri disturbati a rendere imperdibile la poetica di Ruth Veln Kiss. Byroniano nella sua eleganza, non cala di intensità durante tutto il percorso composto da ben 29 tracce, in bilico tra ronzii rumorosi e calibrate aperture melodiche. Una proposta che, alla luce di alcuni hypes contemporanei, dimostra di avere precorso i tempi. Questa è la giusta occasione per (ri)scoprire un tassello importante che fino ad oggi era rimasto “intrappolato” in varie cassette ormai difficili da reperire.

Contatti:

http://www.myspace.com/ruthvelnkiss

http://www.myspace.com/sometimesrecords

Rollercoaster - Unfinished business - CD ep

Lunedì, Giugno 21st, 2010

(Vom) Dall’Italia fuggono cervelli, mani, piedi ed ugole, quindi non mi stupisce che anche Matteo Perra dei Rollercoaster, forte delle sue qualità detroitiane, abbia trovato rifugio oltreoceano. In fondo ha ragione su più livelli: i come on della Motor City danno diritto ad un passaporto r’n’r trasversale, che deve essere vidimato negli States (oppure a Perth, se si preferisce l’altro emisfero), soprattutto quando la propria terra natia schifa i profeti.
Dopo anni di fuzz e wah wah, i nostri tornano con un ottimo e.p., registrato nella torrida e tremebonda California. Se sulle spalle di “Change is due” e “Between seeing and not seeing è appoggiata la mano benevola di Ron Asheton, i momenti che più scuotono il cuore sono “Soul on fire” e la conclusiva titletrack. Quello che è propriamente detto proto-punk slitta di una decade e proietta ombre di Gioventù Sonica, per poi balzare nuovamente indietro, nell’acido texano dei 60’s.

Chi ha amato il risorgimento garage punk negli anni 80, non potrà che commuoversi con “Unfinished business”: vibrante dei migliori momenti paisley che si possano immaginare, ma, quando la mente è ormai adagiata su languidi lidi che risuonano lontanissimi dai nostri, ecco sorgere dal profondo degli ampli un organo figlio del progressive italico… ed è tripudio. Una traccia che è uno scintillante biglietto da visita. Una band che sarebbe sciocco lasciarsi sfuggire.

Streaming: http://soundcloud.com/agiantleap/sets/rollercoaster-unfinished-business

http://www.rollercoastertheband.com/

Cleaners From Venus - 1982/1984

Lunedì, Maggio 31st, 2010

(Vom) Chissà quante volte e con che intensità avremo ancora l’opportunità di stupirci riesumando reperti inestimabili. Come al peggio non v’è fine, per una sorta di divina legge compensativa, così pare essere per le grandi opere con le quali questa buffa umanità ha lastricato acqua e terra. Negli ultimi anni è una continua parata di mastodontiche reissues, i sarcofaci sono spalancati ed è una goduria imbrattarsi di polvere di mummia! Un sollievo, in un’epoca in declino.

Possiamo reputarci fortunati, dotati come siamo di una memoria così corta che ci permette di godere di volti, frasi e melodie come fossero di volta in volta inedite, assemblate con note inaudite, neologismi spropositati e lineamenti sconosciuti. La ragione conosce il vero, perché forse tutto è stato detto, ma adoro illudermi. Così anche questo ritrovamento ha un che di palingenetico, rinnova la fiducia, l’amore per il talento sommerso.

Cleaners From Venus, creatura incantata di Martin Newell, prolifico musicista inglese che dai primi anni 70 ad oggi pare essersi immolato sull’altare delle armonie stupefacenti.

All’inizio della sua carriera alle prese con il glam assieme ai Plod, poi dedito al prog fortemente pop dei Gypp. Con la fine degli anni settanta, in pieno punk rock e derivati, dopo una fugace militanza nei London SS, mette in piedi gli Stray Trolleys, che più di un punto in comune avevano con il neo-modernismo di Jam e compagnia.
I dischi, pardon, le cassette di cui stiamo parlando però nascono dalla sua collaborazione con il batterista Lawrence Elliott, assieme ad altri elementi fluttuanti che compaiono ad intermittenza. Il triennio che ci interessa va dal 1982 al 1984, durante il quale Martin, con il monicker Cleaners From Venus, scrive, suona, produce e distribuisce sei cassette, tre delle quali, con un ritardo di 20 anni, sono diventate uno dei miei ascolti più assidui. Il merito è della Burger Records, etichetta americana solitamente dedita a sonorità più lo-fi garage punk, ma che evidentemente cova interessi eterogenei, tanto che ha ristampato le tre opere, optando per un approccio filologico: cassette erano e cassette sono, riproducendo fedelmente le copertine disegnate a pennarello da Martin stesso. Appoggiate sullo scaffale si mimetizzano in mezzo alle altre TDK e Sony con i titoli scritti a biro, pocciati a pastello oppure – c’erano maniaci che lo facevano, giuro – battuti a macchina. In ordine cronologico “Midnight cleaners”, “In the golden autumn” e “Under wartime conditions”. Copertine, titoli e note dei primi due album rigorosamente casalinghi, tratto-pen d’ordinanza e feeling da Postcard Records. Non è vero che un libro non lo si può giudicare dalla copertina.

Ben evidenziato si legge NO RIGHTS RESERVED – If you have money, buy it; if you don’t, copy it; if you do copy it write to…

Non è un vezzo d.i.y. questo atteggiamento anti-copyright e di bassissimo profilo. Martin, infatti, rimase scottato da precedenti esperienze in cui si era trovato prigioniero della grettezza di una major label; da allora decise di seguire tutta la filiera delle sue creature musicali, dalla composizione alla distribuzione, cosa che relegò a lungo i suoi dischi in un aureo limbo; per distribuzione, parlando dei Cleaners From Venus di quegli anni, si intende Martin in persona che giornalmente duplicava cassette, preparava pacchetti e li spediva via Royal mail. In pratica “Xerox music” dei Desperate Bicycles si fece carne. Cut it, press it, distribute it / Xerox music’s here at last.


Impossibile scindere i 3 dischi in questione, senza fare un torto ad un genio che si può amare veramente solo attraverso la fruizione organica del suo percorso. Nei passaggi e tracce che scandiscono il trittico si trovano le molte facce del post punk inglese, riflesse nell’eleganza pop che solo alcuni gruppi della perfida Albione sono riusciti a dipingere. Gusto eccelso per la rifinitura talvolta barocca, un umorismo grottesco affine ai Monty Python, un approccio vittoriano a quelle che sono le rovine del punk. Dukes Of Statosphere e quindi i Kinks di “Village Green Preservation Society”, Tv Personalities e Scrotum Poles. Un viaggio tra chitarre inconfondibilmente 80’s, jangle come non mai, batteria o drum machine che ricordano le 200 lire nei jukebox, synth e pianoforti che toccano il top of the pops in “Wivenhoe bell II”. Se “A holloway person” sembra opera dei Go-Betweens, “Hand of stone” è uno stralunato tributo a Bo Diddley.

Martin, una figura complessa che è riuscita a creare una crepa nell’immaginario musicale dell’epoca. Approcciarsi alle sue creazioni è anche addentrarsi nel ventre molle dei primi anni 80, in cui schegge impazzite, rigettate dall’industria musicale, intasavano le buche della posta di mezzo mondo. Francobolli rivestiti di colla Pritt, uno dei trick che andavano per la maggiore.

Lucidamente consapevole del suo status di outsider, Martin scrive una ballata per Syd Barret, incastonandola in un disco che si apre con un esperimento che fonde il primo hip hop, l’emergente danceteria della Hacienda e la brillantezza degli XTC. “Summer in a small town”, una cartolina dai sobborghi in cui si muovono il factory boy, la Marilyn on a train e, in fin dei conti, a fool like you.


Chambers - S/t 12″ (Shove - Tumorati di Dio - Arctic Radar - Quesuerte)

Mercoledì, Maggio 12th, 2010

(Vom) Chambers, in cinque atti. La messa in scena del post-hardcore, di quello che è fiorito ed ha abbellito la fine dello scorso millennio. San Diego? In parte, ma c’è dell’altro. Ex Violent Breakfast, debuttano con un disco che ha il respiro lungo. Non provoca una subitanea apnea da Stendhal, perché è costruito con accuratezza, attenzione al dettaglio, chiarezza nella trama. Il senso complessivo è l’insieme, un montante senso di disagio che permane ascolto dopo ascolto. I ragazzi hanno coraggiosamente deciso di percorrere il dramma, l’azione, senza cadere nel facile abbaglio dell’esplosione catartica che talvolta, quando mal governata, porta con più facilità alla farsa piuttosto che al senso del tragico. L’incipit di “Black to the future” ha in sé la goccia di grandezza di questo lavoro, in quelle note di basso, che è basso davvero, spalla a spalla con chitarre che sottendono un’Idea. Cosa rara, questa. Perché, seppur il tutto possa essere perfettibile come qualsiasi altra opera d’ingegno, quello che colpisce è la comunità di intenti, la volontà e capacità di raffigurare un paesaggio in cui la voce conduce stentorea su di un sentiero pacato ma inquieto, arrocandosi nei passaggi più impervi. A planet is on fire. Questa vita è un gioco, e ce lo ricordano lasciandoci un piacevole amaro in bocca.

http://www.myspace.com/chambersssss

Fogna - S/t - CD e.p.

Giovedì, Maggio 6th, 2010

(Vom) Capita talvolta che questa cloaca maxima chiamata Italia nasconda tesori inaspettati. Come un sentiero remoto battuto da pochi, così l’e.p. dei Fogna svetta nel panorama odierno con la sua brutale carica ansiogena. Quando ormai disperavo di trovare un gruppo hardcore/d-beat nostrano che non fosse  la parodia della parodia di una pagliacciata, attraverso la californiana Bat Shit mi sono imbattuto in questi due ragazzi siciliani. Mai sia che alle voci originali sia dato il giusto tributo in patria, ci vuole una etichetta  americana a sbatterci sotto il naso i talenti e farci vergognare della nostra cecità.
Chitarra, voce, basso e drum machine, quest’ultima ingrediente salvifico che conferisce marzialità anni 80 al loro hardcore di scuola vecchissima. Il rantolo amplificato snocciola immagini evocanti caos, suicidio, follia. Rabbia come un ruggito, contro l’ipocrisia di Stato e Chiesa (con la c minuscola e Maiuscola). Screams from the gutter, anche se i “vampiri sociali” si tapperanno le orecchie. Il post punk crepuscolare dei Christian Death – la cui eco è ben udibile nell’intro e nell’outro - ha figliato con l’urgenza dei 5° Braccio, Stinky Rats ed Eu’s Arse.  Seppure le coordinate siano differenti, grazie ad alcuni stacchi perentori e all’enfatico salmodiare, alla mente torna anche quel capolavoro che è il 12” ‘Crisi di valori/Nazioni” dei Disciplinatha.
L’e.p. è stato stampato in cd (300 copie) che potete/dovete ordinare inviando 1 euro ai contatti che troverete in fondo a questo articolo. La Bat Shit si sta preoccupando di pubblicare questo bel dischetto su di un formato più consono, ovvero un bel vinile 7”.

Ho chiesto a Pio – chitarra e drum machine – di farmi una breve cronistoria della band. Ecco a voi quello che ha da dirvi:

Il progetto nasce nel 2004-2005 da una mia idea di suonare punkhardcore marcio, con atmosfere un po’ oscure, un po’ noise. A Siracusa non c’è una scena punkhardcore, quindi è impossibile trovare gente; fortunatamente nel 2004-2005 mi sono trasferito a Palermo per l’università ed ho conosciuto Elio, anche lui lì per motivi di studio, e proveniente da Mazara del Vallo, città come Siracusa totalmente priva di scena; Elio, proprio come me, è un grande ascoltatore di musica d’ogni genere, ma con una predilezione per l’ambito metal, postpunk e hardcore.
Gli feci ascoltare i pezzi e, con molta lentezza li registrammo, a causa di impegni e rotture di cazzo varie, tanto che l’e.p. è uscito nel 2009, ma i pezzi risalgono a 4 anni prima. Eheheh!
La scelta di utilizzare la drum-machine è dovuta sia alla necessità di sbrigarci, sia perché ad un certo punto, ormai abituati a quel suono, ci venne a piacere. Le musiche le compongo tutte io, mentre dei testi se ne occupa il primo di noi che ha qualcosa da dire. Nell’e.p. “Merda come l’oro” ha un testo mio, mentre “Insonnia”,”Carcasse senza testa” e “Brucia tutto intorno” sono testi di Elio! Abbiamo registrato con un 4 piste a cassetta, e tutti i prossimi lavori saranno fatti così; abbiamo già molti altri brani pronti, almeno per altri due o tre e.p. In questi giorni stiamo iniziando a registrare il nuovo e.p. dal titolo “Lo specchio della morte”. La batteria stavolta sarà vera, suonata da un mio amico siracusano che, nonostante non suoni punkhardcore, a d-beat non è messo niente male! Per quanto riguarda Onehundredirty records, è il nome che diamo e daremo alle produzioni nostre ma non solo: dischi autoprodotti, con sound marcio e registrazioni tendenti al lo-fi trikki trakki e bombe a mano. Prima o poi farò un sito per ‘sta etichetta!

Io ed Elio abbiamo anche un altro progetto insieme, chiamato Jealousy For The Dead, improntato sul death rock postpunk, dark etc. etc, sempre drum machine(stavolta voluta), chitarra e basso! Non abbiamo ancora un Myspace. Presto inizieremo un altro progetto parallelo… blackmetal lofi antitecnico, eheheh.

Altri nostri progetti:

Elio: Psycopath Witch (black/death metal - http://www.myspace.com/psycopathwitch) e Vermaio (grind, sperimentale, onemanbandproject)

Pio: Junekills (rock,postpunk,noise, onemanband); Snakesambassador (http://www.myspace.com/snakesambassador), in cui suono la batteria e quel che capita (rock acido, e quello che ci salta per la mente); un altro progetto onemanband deathrock postpunk che ancora non ha nome ma solo brani.

Contatti:

http://www.myspace.com/fognahc

Greedy Mistress - A compulsive need of you - CD (Point Break Society)

Mercoledì, Aprile 28th, 2010

(Vom) Che per i Greedy Mistress siano passati anni importanti è innegabile. Li avevamo lasciati con un buon primo album orientato verso il selvaggio hard-punk a rotta di collo, mentre ora “A compulsive need of you” evidenzia un notevole inspessimento tecnico e una accresciuta capacità di modellare brani genuinamente calorosi. Tra tempi più pacati e raffiche simil hardcore, ciò che lascia realmente il segno sono i riff di chitarra, una linea trasversale che congiunge Detroit all’Orange County: il crescendo di “It’s only getting worse” o l’intera impalcatura di “Don’t take it personally”, giusto per citare due esempi.

Il disco in sé, pur con tutte le migliori intenzioni, non riesce però ad avvincere, privo com’è di idee realmente ficcanti o, più semplicemente, refrains imperituri. La pecca maggiore purtroppo è il nuovo cantante, monocorde e, cosa difficilmente digeribile, con una pronuncia dell’idioma anglosassone piuttosto imbarazzante. Sorry, ma per me è un ostacolo insormontabile. In un genere così fortemente caratterizzato e di matrice brutalmente americana, il guizzo è indispensabile e la solidità del cantato è una conditio sine qua non.

Intercettateli live, dimensione nella quale immagino diano il meglio.

Contatti:

http://www.myspace.com/greedymistress

Sabato, Aprile 3rd, 2010

(Vom) Nel caso abbiate vissuto nella grotta fino ad ora, vi rimando all’articolo/intervista ai McRackins pubblicato su un vecchio di numero di Bam!

Qualcuno trova ridicoli dei quarantenni che, imperterriti, continuano a travestirsi e suonare pop punk? Se così fosse siete pregati di togliervi dai piedi, non ho tempo da perdere.

Un progetto anacronistico come quello dei 3 canadesi, in anni in cui non si sa più cosa inventarsi, è una vera boccata di freschezza, concettualmente e musicalmente. Nonostante lo tsunami di produzioni con cui ci hanno travolto, con il nuovo “It ain’t over easy” fanno il colpaccio, ritrovando un’ispirazione che li fa suonare più umani. La formula è la medesima, con la differenza che tra i solchi si respirano rughe, rammarichi ed il desiderio di rimettere in circolo il proprio passato. Non sono mie folli speculazioni; i testi sono lì per essere letti. “Dear life” è un piccolo colpo al cuore e la titletrack riassume con candore gli ultimi loro e nostri 16 anni. Hard boiled to the core.

Contatti:

http://www.myspace.com/mcrackins

Locators - S/t (Heptown records)

Sabato, Aprile 3rd, 2010

(Vom) Dalla nuova band di Simon, ex bassista dei Gorilla Angreb, era lecito aspettarsi molto di più. I Locators, nei quali si occupa di voce e basso, sono un semplice divertissement in cui gioca anche un Nekromantix. Va bene che it’s only rock’n’roll ma alla lunga la stessa minestra stanca. Qua e là sbucano palesi riferimenti ai grandi nomi del punk rock, Ramones su tutti, non aggiungendo però alcunché all’antica ricetta. Sfiancanti la maggior parte dei brani, in cui la ripetizione assillante del refrain mette a dura prova la pazienza. Si salvano qua e là soluzioni vicine al rock newyorkese dei 70’s, come ad esempio “Mesmerized” che profuma di Tuff Darts. Piacevole anche “Demons coming my way”, pop e bop come Spector comanda.

Nel complesso un album pallido ma non da censurare.

Contatti:

http://www.myspace.com/locators

http://www.myspace.com/heptownrecords

VIRUS / DOTS - 7″ split (Depression House…)

Martedì, Marzo 9th, 2010

(Vom) Come raggiungere la vetta del K2 e farla finita con una bella iniezione di eroina. Una botta di ossigeno che ti stordisce, ti lancia euforico verso mondi paralleli in cui il coraggio e l’illuminata strafottenza di bands come Virus e Dots sono finalmente comprese ed addirittura imitate. Un disco, due lati, due gruppi, un certo numero di figli di mignotta. Il Virus è punk, se proprio volete, ma è molto di più. Un bel vaffanculo, innanzitutto. Big babol nei capelli. Zucchero nei serbatoi. Cazzi nel culo. Pussy galore a manetta e una personalità spiccata, che dal blues punk scarno prende il LA per raccontare inintelligibili storielle di disagio e sbeffeggio. “He He He He” entra di diritto nelle mie canzoni spastiche preferite di sempre, assieme ad “Ack ack ack” degli Urinals. Si volta faccia e ci si imbatte in quello che per me rimane IL miglior gruppo punk che abbia allietato l’asfissia musicale italiana degli ultimi anni. I Dots, rurali mentecatti che avevano un loro suono e massaggio distintivo. Queste quattro tracce sono postume - e di questo mi dolgo - ma sono all’altezza di quelle pubblicate sul singolo made in Kenrock. Le prime due sono figlie dell’allucinata distrofia compositiva del Gara, chitarra e vox populi. “You fake!” e “Fog walls” invece hanno l’evidente marchio di fabbrica Andrew Tee, bassista ed altra voce, più dirette e tupatupa alla Dean Dirg. Altro non riesco a dire. Voglio bene a questi ragazzi, a questo disco e alle persone che sono dietro a questa importante cordata produttiva. Comprate o morite male.

Contatti:

http://www.myspace.com/virusvive

http://www.myspace.com/idots

http://www.myspace.com/depressionhouserecords

http://www.myspace.com/avantrecords

http://www.myspace.com/rijapovrecords

http://www.myspace.com/surfinkirecords

Ecc.